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Vaccini, solo il 15% dei medici si immunizza. Angelillo (Siti): sensibilizzare operatori (da DoctorNews33 del 6 novembre 2018)

Il recente caso del focolaio di morbillo di Trieste, con alcuni medici contagiati, ha rilanciato il tema annoso delle vaccinazioni degli operatori sanitari, che nel nostro Paese, come ha fatto notare anche il presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, sono ferme ad appena il 15%, con tutti i rischi di trasmissione ai pazienti che questo fatto comporta. 

Francesco Angelillo, recentemente designato alla presidenza della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI), ricorda a questo proposito che «l’introduzione nel luglio 2017 della legge sull’obbligo vaccinale, se da un lato ha comportato un notevole incremento delle coperture, dall’altro ha sovraccaricato i servizi vaccinali regionali che hanno potuto destinare poco tempo e risorse a quelle che sono conosciute come “attività supplementari di immunizzazione”. Queste, rivolte ai gruppi di popolazione suscettibili e ad alto rischio, quali gli operatori sanitari, dovrebbero, invece, essere intraprese in via prioritaria proprio per raggiungere gli obiettivi di eliminazione del morbillo».

Angelillo, che è Ordinario di Igiene alla Seconda Università di Napoli, riconosce che «il setting ospedaliero svolge una funzione importante nell’epidemiologia delle malattie prevenibili con la vaccinazione e, nel 2017, ha rappresentato il punto di partenza di numerosi focolai epidemici. Questo è accaduto perché operatori sanitari non immuni sono entrati in contatto con un gran numero di pazienti, esponendoli al rischio di gravi complicanze. È di fondamentale importanza, dunque, sensibilizzare gli operatori sanitari sull’importanza delle vaccinazioni per come indicato nel Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019: anti-epatite B, anti-influenzale, anti-morbillo, parotite, rosolia (MPR), anti-varicella, anti-pertosse».

Certo, colpisce che, da un sondaggio Simpios, risulta che quasi un professionista della sanità su tre ritiene che i benefici dei vaccini non siano certi. «È allarmante – sostiene Angelillo – che proprio gli operatori sanitari abbiano dubbi circa la sicurezza, l’efficacia e la necessità dei vaccini, atteso che proprio gli operatori sanitari possono rivestire un ruolo chiave nell’accettazione di un programma vaccinale. È di fondamentale importanza, pertanto, rafforzare la loro formazione tecnica e scientifica, affinché siano in grado di fornire informazioni accurate e corrette ai pazienti e alla comunità, e sviluppare capacità comunicative che meglio chiariscano i dubbi sulle vaccinazioni».

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Pubblicato in: News, Vaccini
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