5 Giugno 2019 Leggi di più →

Noa si è lasciata morire. Papa, una sconfitta per tutti (da ANSA del 5 giugno 2019)

L’Olanda avvia un’ispezione sulle cure, ma non è stata eutanasia

Noa Pothoven non si è sottoposta a eutanasia, ma si sarebbe lasciata morire, rifiutando ogni alimento e ogni cura. E’ questa l’ipotesi che si sta facendo strada sulla morte della 17enne olandese vittima di depressione e anoressia dopo due stupri, su cui il mondo si interroga da quando la sua vicenda è rimbalzata sulle prime pagine. Sarà una ispezione del ministero della sanità olandese, ed eventualmente una successiva indagine ufficiale, a fare definitiva chiarezza sulle circostanze della morte, ma è già polemica sulle questioni etiche sollevate dal caso, sulle quali è intervenuto oggi anche Papa Francesco. La stampa olandese e britannica aveva parlato di eutanasia, legale in Olanda, come pure il suicidio assistito, in certe condizioni. Ma Noa, a quanto si è appreso, aveva ricevuto un rifiuto quando si era rivolta autonomamente, l’anno scorso, ad una clinica specializzata dell’Aja. Il ministero olandese vuole vederci chiaro, ma da fonti olandesi interpellate dall’ANSA trapela che la ragazza, già sofferente di anoressia da molti anni e sottoposta a vari tentativi di cure, avrebbe semplicemente deciso di non mangiare né bere, e di rifiutare le cure. Una circostanza purtroppo non rara in queste patologie e di fronte alla quale non è facile accertare se familiari e medici avrebbero potuto fare qualcosa. O se lo abbiano voluto. Per questo l’ispezione del ministero, che vuole accertare “il tipo di cure ricevute da Noa e se ci sia stato qualche errore” nei trattamenti somministrati.

Papa Francesco in un tweet, il giorno dopo la notizia della vicenda di Noa, ha scritto: “L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza”.

La vicenda della giovane Noa, “è una grande sconfitta dell’intera società, particolarmente della società europea”, ha detto all’ANSA mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontifica Accademia per la Vita. “Pur non facendo notizia è drammatico il fatto che la seconda causa di morte dei giovani in Europa sia il suicidio. Per questo io chiedo un sussulto di responsabilità a tutti, nessuno escluso”. In Italia si potrebbe arrivare a questo? “Mi auguro si salga e non si scenda”, risponde mons. Paglia.

Ma intanto Marco Cappato, leader dell’Associazione Coscioni e promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna Eutanasia legale, precisa che “non esiste alcuna fonte che ci dica che lo Stato olandese abbia concesso l’eutanasia alla giovane Noa”. “Esistono invece due fatti accertati – continua Cappato – fonti giornalistiche che riportano la decisione dell’Aja, che aveva rifiutato l’eutanasia chiesta dalla giovane, indicando 5 anni di trattamento prima di decidere. E il fatto che la ragazza avesse smesso di bere e di mangiare. Una decisione legale anche in Italia”.

Il ministero della Salute olandese ha avviato “un’ispezione sanitaria per verificare se è necessario aprire un’indagine” vera e propria sul caso della morte della 17enne olandese Noa Pothoven. Lo ha detto all’ANSA un portavoce del dicastero olandese. L’ispezione, ha precisato il portavoce, non riguarda l’eutanasia, ma intende accertare “il tipo di cure ricevute da Noa e se ci sia stato qualche errore” nei trattamenti somministrati. Al termine di questa prima verifica, il ministero deciderà se procedere con un’indagine ufficiale.

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