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Morbillo, casi in aumento. Molti tra gli operatori sanitari (da DoctorNews33 del 5 maggio 2017)

Sono stati 385 i nuovi casi di morbillo nel mese di Aprile, 29 nell’ultima settimana, un dato in netto calo rispetto a marzo (quando i casi sono stati 818) ma comunque superiore di 5 volte rispetto all’aprile 2016, in cui ci furono solo 76 casi. Sono i numeri contenuti nell’ultimo bollettino di sorveglianza sul morbillo del ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). 

Ma il vero dato allarmante è che dall’inizio dell’anno si contano già 1.920 malati: per avere un termine di paragone, nel 2016 si contarono circa 800 casi in tutto l’anno. Di questi 1.920 nuovi casi, l’88% fa riferimento a persone non vaccinate. Circa il 34% dei colpiti dalla malattia hanno avuto almeno una complicanza, come diarrea, polmonite, otite, epatite, insufficienza respiratoria, calo di piastrine, più rari invece i casi di encefalite (0,1%) e convulsioni (0,3%). Il 39% dei pazienti è stato ricoverato, mentre il 15% ha fatto ricorso al pronto soccorso. In particolare l’età media delle persone colpite è stata di circa 27 anni, in virtù della più alta copertura di vaccinati tra i bimbi piccoli: il 57% dei contagiati infatti aveva tra 15 e 39 anni. Ma a lasciare sconcertati è che ben 152 sono stati i casi tra gli operatori sanitari. «È chiaro che le persone più a rischio sono proprio gli operatori sanitari che non sono stati vaccinati o che non sono già immuni – spiega il segretario della Fimmg di Firenze, Vittorio Boscherini – ma sono proprio questi, spesso, a essere più restii a praticare su sé stessi la vaccinazione». Proprio a tal proposito, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si era detta “favorevole” a un eventuale obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, come prerequisito per lavorare all’interno del Ssn. Una misura al vaglio a livello politico, fra i punti della legge sui vaccini alla quale sta lavorando il responsabile Sanità del Pd Federico Gelli. «Per fortuna gli appelli che si fanno per rendere le vaccinazioni obbligatorie per l’ingresso a scuola stanno producendo una consapevolezza maggiore fra i colleghi a veicolare il messaggio sull’importanza delle immunizzazioni che, si spera, riguarderà anche loro stessi. Un operatore sanitario non vaccinato è un untore oltre che un cattivo modello», conclude Boscherini. 


Rossella Gemma

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Pubblicato in: News
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