9 Luglio 2019 Leggi di più →

Medici radiati, mille giorni per la sanzione definitiva. Ecco come vengono aggirati i provvedimenti disciplinari (da Doctor33 del 9 luglio 2019)

Sei stato radiato dall’ordine?
Hai tre anni di tempo per cambiare aria e rifarti una posizione in Europa.
Dal momento della sanzione ordinistica al giudizio d’appello in Cceps passano circa mille giorni, e poi se va male c’è la Cassazione.
In questo modo, medici radiati in Italia continuano ad esercitare e a propugnare le loro idee in altri stati europei.
In Svizzera si parla almeno di due casi, uno lombardo e uno sardo, tuttora in possesso di certificato ‘good professional standing’.
Come si legge nel testo firmato dai consiglieri ticinesi UdC e Lega dei Ticinesi, non sarebbero pochi i camici “d’importazione” che “diffondono fake news su vaccini e terapie non supportate da prove scientifiche” e “hanno portato alla situazione attuale di un’epidemia di morbillo nel Canton Berna”.
Ma com’è possibile tenere intatto il certificato di onorabilità professionale in questi casi?
In Italia un medico non è colpevole finché non è stata confermata la sentenza disciplinare dalla Commissione Esercenti Arti e Professioni sanitarie-Cceps.
Quest’ultima, dopo un periodo di inattività dovuto a discordanze sulla composizione, è tornata a emanare sentenze.
Ma i tempi di attesa sono lunghissimi.
«Il ricorso alla Cceps sospende automaticamente la sanzione ordinistica; la sentenza della Commissione però in genere non arriva prima di 2-3 anni», ha spiegato al Giornale della Previdenza Enpam Cosimo Nume, membro Cceps e responsabile area comunicazione della Fnomceo.
Attualmente, ci sono in linea 210 contenziosi, 142 di medici e 68 di odontoiatri. Tra essi, casi di violenza sessuale, concorso esterno in associazione mafiosa, prestanomismo ad abusivi, pubblicità ingannevole, promozione di fake news e teorie antiscientifiche.
Per il presidente Cceps Antonio Pasca, sarebbe indispensabile contare su una banca dati internazionale contenente almeno i nomi dei soggetti che si sono resi responsabili di gravissima negligenza o imperizia professionale.
La risposta a questa istanza l’Unione Europea l’aveva pensata, nel progetto rivolto a dotare di tessera professionale comunitaria medici ed altri operatori sanitari di stati membri Ue.
Si tratta della banca dati Imi, una sorta di meccanismo di allerta internazionale che prevede l’informatizzazione dei dati di tutti i professionisti da parte dell’ente individuato in ciascuno stato membro come di riferimento, e il contrassegno con un “alert” di ogni professionista oggetto di provvedimento disciplinare.
A inizio 2018 il Ministero della Salute l’aveva in agenda insieme all’inizio della produzione delle tessere professionali per farmacisti, infermieri e fisioterapisti; i medici sarebbero dovuti venire subito dopo ma, come abbiamo scritto di recente, tutto il sistema dell’European Professional Card è in crisi.
«Il sistema Imi esiste ed è attivo, in teoria», dice Nicola D’Autilia vicepresidente del Consiglio europeo degli Ordini dei medici-CEOM.
«In ogni stato membro gli ordini locali o i loro equivalenti trasmettono le sanzioni comminate agli iscritti all’Autorità Competente, che in Italia sarebbe il Ministero della Salute.
Quest’ultimo ha demandato la gestione delle pratiche alla Fnomceo, la quale è incaricata di trasmettere le sanzioni una volta passate in giudicato.
Ma qui si aprono tre problemi.
Primo, da uno stato membro all’altro i tipi di sanzioni disciplinari e le malefatte che le motivano sono differenti, e sarebbe necessaria una discussione tra paesi su come tenerne conto».
In Italia, è stata scelta la linea in base alla quale gli ordini comunicano solo sospensioni e radiazioni agli uffici governativi.
«Poi entrano in gioco secondo e terzo fattore di rallentamento: la lentezza dei contenziosi in appello in Cceps e la possibilità per il medico comunque condannato di fare ricorso in Corte di Cassazione», dice D’Autilia.
C’è da dire, infine, che in alcuni paesi non si attendono tre gradi di giudizio per mettere mano al good standing, «tra i paesi più incisivi c’è il Regno Unito dal quale come presidente Omceo a Modena avrò ricevuto 5-6 segnalazioni su medici da lì provenienti; la Svizzera su alcuni elementi soggiace alle regole europee ed è per questo che la Banca Imi potrebbe tornare comoda anche se non è stato membro Ue».
La partita doveva essere presa in mano a inizio 2018 dalla Commissione Ue, ma -complice la fase di riflessione attraversata dall’Unione Europea – fin qui nessuno ha rilanciato l’idea.
E da noi proposte provenienti dalla Cceps per dare priorità ai casi dove le accuse sono più gravi sono state accolte con perplessità.
Risultato: «Le trasmissioni all’estero di eventuali sanzioni ai medici italiani in Italia continuano a scontare un’inaccettabile lentezza dell’iter giudiziario».

Mauro Miserendino

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Pubblicato in: News
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