17 Marzo 2012 Leggi di più →

MEDICI DIPENDENTI : NUOVA BORDATA CONTRO I RISCATTI


E’ piombata sulle teste degli ospedalieri una risposta dell’Inpdap, relativa a pensioni e riscatti, che non era molto auspicabile.
L’interpretazione fornita dalla cassa dei dirigenti pubblici al sindacato maggioritario dei dipendenti ospedalieri Anaao Assomed infatti penalizza il sacrificio contributivo -ormai piuttosto cospicuo- dei pubblici dipendenti, medici inclusi, assunti dopo il 1° gennaio 1996 per i riscatti riferiti ad anni di laurea e di specialità anteriori a quella data.
In base all’articolo 24 comma 11 della legge “Salva Italia”, il riscatto di questi periodi non sarebbe riconosciuto ai fini di una pensione anticipata al compimento dei 63 anni e quindi non varrebbe ai fini del raggiungimento dell’anzianità contributiva.

QUANTO SI DESUME DALLA LETTERA INPDAP

• Per il decreto Salva Italia la flessibilità in uscita consente per il contributivo puro il pensionamento di vecchiaia a 63 anni (indicizzati con gli aumenti in relazione alle speranze di vita) anziché a 66 anni.
• Ma i periodi di studio lavoro o militare per assunti dal 1996 nel sistema contributivo puro non sono conteggiati per il pensionamento di vecchiaia anticipato.
• Se questi assunti riscattano o ricongiungono periodi anteriori al ’96 si passa dal calcolo contributivo puro della pensione al calcolo misto.
• Questo passaggio comporterebbe la perdita della vecchiaia anticipata.
• In termini pratici per qualcuno a fronte di 10 anni di contribuzione in più la pensione può allontanarsi fino a 3 anni sia pur con importi significativamente più elevati.

Ancora una volta, dopo il precedente (disinnescato) della manovra d’estate 2011 -diretto pure al riscatto del periodo di leva, contemplato tra l’altro in questa interpretazione Inpdap- si vuole cancellare il riconoscimento dei diritti che si maturano con riscatto di laurea o di specialità sia ai fini di una maggior pensione sia ai fini del riconoscimento dell’anzianità contributiva.
Con il riscatto -va ricordato- è stato stipulato un contratto con l’ente previdenziale nel quale, a fronte del pagamento della riserva matematica, sono riconosciuti determinati periodi sia ai fini di una maggior pensione sia ai fini dell’anzianità contributiva.
Solo un’esplicita previsione di legge potrebbe escludere il diritto; ma in senso per l’appunto restrittivo viene finora e fino a prova contraria interpretata la legge.
La legge 335 del 1995 (riforma Dini delle pensioni) all’articolo 1 comma 7 aveva previsto per le pensioni liquidate esclusivamente con il sistema contributivo l’esclusione del riconoscimento dell’anzianità derivante da riscatto di periodi di studio.
Tale previsione tuttavia era poi rientrata con la legge 247 del 2007, che ha dichiarato che i suddetti periodi sono utili ai fini del raggiungimento del diritto a pensione.
Pare molto strana l’interpretazione data dall’Inpdap -ente previdenziale della dirigenza pubblica che lo stesso decreto Salvaitalia ha peraltro conglobato con l’Inps in una “Super-Inps”- con la quale si vorrebbero cancellare diritti già acquisiti dagli iscritti a prezzo di grossi sacrifici economici.
Verosimilmente, l’interpretazione dovrebbe al massimo essere tale da fare sì che i suddetti periodi riscattati per i quali si chiede il riconoscimento di un montante contributivo non rientrino nel requisito dei 20 anni di anzianità contributiva effettiva ma ad essi siano aggiuntivi.
Peraltro, riguardo all’attributo di “effettivo” riferito all’anzianità contributiva da anni si parla molto e si conclude poco.
L’Inpdap al punto 5 della nota operativa 56 del 2010 aveva precisato che con servizio effettivo si intendono tutti i servizi- compresi i periodi ricongiunti e riscattati -correlati ad attività lavorativa.
Pertanto, a nostro avviso, i 20 anni di contribuzione effettiva dovrebbero far maturare di per sé il diritto alla pensione anticipata al compimento dei 63 anni, mentre eventuali ulteriori riscatti non dovrebbero inficiare tale diritto ma al contrario dovrebbero produrre un quantum di pensione migliore.
Un piccolo particolare al punto 9 della circolare INPS n.38/2012 si legge che “per contribuzione effettiva deve intendersi solo la contribuzione sia obbligatoria che volontaria che da riscatto effettivamente versata e accreditata con esclusione di quella figurativa”.
Ora la patata bollente è ai sindacati.

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Pubblicato in: News
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