Riscatto anni di laurea INPS

Domanda: 

In cosa consiste il riscatto degli anni del corso di laurea presso l’INPS ? Fino a quando può essere presentata la domanda? Quanto costa? Conviene? La domanda obbliga al pagamento? I contributi possono essere interrotti? I contributi possono essere trasferiti a un’altra Cassa di previdenza? A che costo e quando? C’è una rivalutazione dei soldi versati?

Risposta: 

(Rielaborato da articoli del Prof. Marco Perelli Ercolini che ringraziamo)

 

I giovani neolaureati, sia per la crisi economica sia per una sfiducia delle istituzioni, pensano poco alla previdenza…è lontana ma, ahimè, poi giunge in un baleno e poi è tardi per ogni impegno previdenziale…

 

Il giovane logicamente si concentra sul presente e poco pensa al remoto.

Tuttavia il riscatto degli anni di laurea per chi non ha ancora redditi da lavoro perché deve iniziare ancora a lavorare è un’occasione da non perdere.

Tre sono i vantaggi col riscatto della laurea ai fini previdenziali:

• andare in pensione prima,

• aumentare la propria anzianità contributiva,

• pagare meno tasse.

E’ una forma sicura d’investimento previdenziale, anche se non prevede grosse cifre: è un poco ma certo, al contrario di altre forme che promettono molto, ma che garantiscono un poco.

Il calcolo, infatti, è effettuato su parametri fissi e non sull’andamento dei mercati finanziari come invece avviene nei fondi pensione, ma soprattutto eventuali riforme, come di recente ribadito dalla Cassazione, debbono sempre tenere presente le legittime aspettative in base al maturato.

Ricordiamo la nuova normativa entrata in vigore dal 1° gennaio 2008, in base alla legge 247/2007:

• possibilità di riscattare tutto o una parte del corso legale universitario e degli altri periodi ammessi,

• costo in base alla aliquota contributiva del 33% , ma per chi non lavora costo annuo di 4.800 circa,

• i contributi sono deducibili dall’imponibile fiscale, se si posseggono altri redditi non di lavoro, ovvero detraibili da parte dei genitori al 19% dall‘imposta dovuta, con conseguente recupero di una parte del versato,

• i contributi (circa 240 euro al mese) possono essere pagati in dieci anni con rate mensili senza interessi di dilazione.

• Per i periodi oggetto di riscatto con posizione temporale prima del 1° gennaio 1996 il calcolo è più complesso e si basa su altri fattori variabili: età, sesso, anni di contribuzione versata oltre che all’eventuale reddito lavorativo. Il beneficio previdenziale però è maggiore perché oggetto di calcolo col sistema retributivo.

Ricordiamo che la domanda di riscatto fa un punto fermo per il calcolo dei contributi da versare e che in caso di eventuale troppa onerosità può essere rifiutata: la rinuncia, meglio però se comunicata entro 60 giorni dal ricevimento del piano di ammortamento INPS avviene d’ufficio in caso di mancato pagamento dell’intero ammontare o della prima rata entro i 60 giorni dal ricevimento della comunicazione di accettazione della domanda.

Nell’INPS la rinuncia espressa (prima della comunicazione di accoglimento) o tacita (mancato pagamento dell’onere o della prima rata) non preclude la possibilità di presentare una nuova domanda di riscatto per lo stesso titolo e periodo, ovviamente variano i periodi e i termini di riferimento economici.

Per le rate successive alla prima, il pagamento effettuato oltre la scadenza, ma con un ritardo non superiore a 30 giorni, viene consentito dall’INPS per non più di due volte.

Successivi versamenti effettuati oltre i termini assegnati potranno essere, su esplicita richiesta dell’interessato, considerati come nuova domanda e comporteranno la rideterminazione dell’importo da pagare.

Ricordiamo che per i non iscritti, all’atto della domanda, ad alcuna forma di previdenza obbligatoria che conseguentemente non hanno iniziato un’attività lavorativa (per il laureato in medicina prima dell’iscrizione all’Ordine, perché da questa data è iscritto obbligatoriamente al Fondo generale ENPAM) il contributo di riscatto è versato all’INPS in un’apposita evidenza contabile separata e viene rivalutato secondo le regola del sistema contributivo; questo montante rivalutato, a richiesta dell’interessato, può essere trasferito presso la gestione previdenziale nella quale sia iscritto o sia stato iscritto (articolo 2 comma 5 bis del D.Lgs. 30 aprile 1997 numero 184).

Infatti, non è previsto alcun obbligo di presentazione della domanda di trasferimento all’atto dell’iscrizione alla prima gestione previdenziale obbligatoria.

Di conseguenza l’interessato potrà presentare la richiesta anche in un momento successivo indicando, nel caso di diverse gestioni presso le quali sia stato iscritto, quella di preferenza.

Da ultimo, va tenuto presente che non è possibile chiedere la rinuncia o la revoca della contribuzione da riscatto laurea legittimamente accreditata dopo il pagamento del relativo onere.

RIEPILOGANDO

Per i non iscritti che non abbiano iniziato un’attività lavorativa (per il laureato in medicina prima dell’iscrizione all’Ordine perché da questa data è iscritto obbligatoriamente al Fondo generale ENPAM), il contributo di riscatto è versato all’INPS in un’apposita evidenza contabile separata e viene rivalutato secondo le regola del sistema contributivo; questo montante rivalutato a richiesta dell’interessato può essere trasferito presso la gestione previdenziale nella quale sia iscritto o sia stato iscritto (articolo 2 comma 5 bis del D.Lgs. 30 aprile 1997 numero 184 e INPS circolare 77 del 2011).

Non è previsto un obbligo di presentazione della domanda di trasferimento all’atto dell’iscrizione alla prima gestione previdenziale obbligatoria.

Di conseguenza l’interessato può presentare la richiesta anche in un momento successivo indicando, nel caso di diverse gestioni presso le quali sia stato iscritto, quella di preferenza.

La norma non parla di ricongiunzione, ma di trasferimento, pertanto come tale non deve essere oneroso.

Nel sistema contributivo (vedi 335/1995) i contributi versati sono rivalutati, non secondo l’indice Istat di svalutazione monetaria, ma secondo la variazione media quinquennale del Pil (calcolato dall’ISTAT) con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare. In particolare, il capitale dei contributi frutterebbe ogni anno un interesse, pari alla variazione del Pil, che va aggiunto al capitale, dando luogo a un montante (capitale + interessi). 
Dal terzo anno in poi il montante sarebbe rivalutato cioè anche gli interessi maturati darebbero frutto.

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