Per il neo laureato è preferibile riscattare la laurea oppure iscriversi a un fondo pensione ?

La legge 247/2007 dà la possibilità al giovane neolaureato di riscattare, anche prima dell’inizio di una attività lavorativa, gli anni del corso legale di laurea (pertanto non vanno considerati gli anni fuori corso), tutti o in parte, e comunque non sovrapposti a altri periodi coperti da altra contribuzione obbligatoria o figurativa. Il calcolo per la cosiddetta riserva matematica viene fatto applicando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche al minimale imponibile per artigiani e commercianti, pagabile in 120 rate mensili senza alcun interesse per la dilazione; sono fiscalmente deducibili dal richiedente o detraibili (nella misura del 19% dell’importo stesso) dai familiari cui il neolaureato sia fiscalmente a carico. Questi periodi riscattati sono utili sia ai fini del conseguimento della pensione di anzianità e di vecchiaia, sia ai fini del calcolo del trattamento economico, sia ai fini del requisito di 40 anni di contribuzione che consente l’accesso alla pensione indipendentemente dall’età anagrafica. Nel caso invece di riscatto in costanza di attività lavorativa il costo sarà correlato dal reddito lavorativo all’atto della domanda. Il montante contributivo individuale (somma dei contributi versati) viene rivalutato annualmente in base alla media del Pil nominale (inflazione + Pil reale) dei cinque anni precedenti. Il calcolo del trattamento della pensione viene fatto applicando al montante individuale un coefficiente correlato all’età del pensionando, indipendentemente che sia uomo o donna. Quest’anno il costo del riscatto di laurea, per i neolaureati non ancora iscritti ad alcuna cassa previdenziale, calcolato con l’aliquota di computo pari al 33% sul minimale imponibile per artigiani e commerciati (per il 2011 pari a euro 14.552) è di euro 4.802,16 ad anno: per il corso di laurea in medicina è, complessivamente per i sei anni, di euro 28.813. Dunque il neo laureato in medicina e chirurgia che inoltra quest’anno la domanda prima di iniziare l’attività lavorativa dovrebbe versare mensilmente (ovvero pagati dai genitori, i migliori ammortizzatori sociali!) euro 240 per 10 anni col recupero fiscale di cui sopra (se deducibili in base alla aliquota marginale, se detraibili al 19%). Parlando di giovani medici, mentre tutto è pacifico nel periodo che intercorre tra il conseguimento della laurea e l’iscrizione all’Ordine che comporta la contemporanea iscrizione all’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei medici), potrebbero sorgere difficoltà una volta iscritti all’Ordine professionale con contemporaneo obbligo di versamenti contributivi alla Quota A del Fondo generale ENPAM seppur prima dell’inizio di ogni attività lavorativa, in quanto la possibilità del riscatto dei periodi del corso legale di laurea in base alle previsioni della legge 247/2007 sarebbe legata alla -non- iscrizione ad alcuna forma previdenziale. Ma a queste obiezioni si può far valere che le prestazioni economiche derivanti dall’iscrizione e alla relativa contribuzione in misura fissa, indicizzata e variabile in relazione all’età anagrafica dell’iscritto, e non dipendenti da una attività lavorativa, avrebbero natura meramente mutualistica e di solidarietà categoriale, interpretazione data dall’INPDAP con la nota operativa 47/2006 e succ.. A questo punto è, però, logica una domanda: meglio il riscatto degli anni di laurea oppure l’adesione a un fondo pensione? Va tenuto preliminarmente presente che il riscatto dà una prestazione limitata, ma sicura; i fondi pensione, che sono legati ai mercati finanziari, -possono- dare forse migliori prestazioni, ma non certezze in senso assoluto e in previdenza non si possono azzardare investimenti! Meglio un uovo oggi, che una gallina domani. Coi riscatti non ci sono caricamenti di gestione e i rendimenti sono condizionati al Pil nominale. Nei fondi pensioni il rendimento, invece, è correlato agli investimenti azionari/obbligazionari oltre che alla capacità del gestore. Coi fondi pensione si possono ottenere anticipazioni e una parte del contributo per accordi contrattuali potrebbe essere versata dal datore di lavoro. Infine i fondi pensione soggiacciono a tassazione separata con aliquota massima al 15% e, in via scalare, dopo una determinata anzianità contributiva scendere al 9%. Da ultimo i coefficienti di conversione sul montante contributivo individuale per il calcolo della pensione ordinaria attualmente non fanno differenze tra uomo e donna, mentre in caso di rendite integrative (fondi pensione) le tabelle attuariali per il calcolo delle rendite tengono presente il sesso, penalizzando la donna in quanto ha maggiori speranze di vita.

(Marco Perelli Ercolini, brevia n.14/2011)

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