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Ddl eutanasia. L’audizione di Petrini (Iss): “Sarebbe inaccettabile non prevedere l’obiezione di coscienza in eventuale normativa” (da quotidianosanita.it del 4 giugno 2019)

Nel suo intervento in audizione presso le Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali della Camera, sulla proposta di legge di iniziativa popolare, il direttore dell’Unità di Bioetica e Presidente del Comitato Etico dell’Iss ha ricordato come il diritto al rifiuto del trattamento sanitario sia già riconosciuto dalla legge sulle disposizioni anticipate di trattamento. Ribadito il no ad ogni forma di accanimento terapeutico. “Rendere disponibili le cure palliative a chiunque ne abbia necessità è un imperativo”. 

IL TESTO DELL’AUDIZIONE

04 GIU – “Sarebbe inaccettabile non prevedere l’obiezione di coscienza in un’eventuale normativa riguardante l’eutanasia”. Così Carlo Petrini, Direttore dell’Unità di Bioetica e Presidente del Comitato Etico dell’Istituto Superiore di Sanità intervenendo oggi in audizione presso le Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali della Camera, sulla proposta di legge di iniziativa popolare.

In un intervento strutturato in più parti, Petrini ha analizzato l’attuale normativa sul tema sia a livello mondiale, che europeo ed italiano. A livello mondiale, in più documento l’eutanasia viene definita come un atto “in conflitto con i principi etici fondamentali della pratica medica”. In Europa, i “Principi di Etica Medica” dell’European Council of Medical Orders prevedono che, in tutte le circostanze, la medicina implica il costante rispetto per la vita, l’autonomia morale e la libera scelta del paziente. Tuttavia, nel caso di condizioni incurabili e terminali, “il medico può limitarsi ad alleviare la sofferenza fisica e morale del paziente dando un trattamento appropriato e mantenendo, per quanto possibile, la qualità di una vita prossima alla sua fine. È essenziale assistere una persona morente fino alla fine e agire in modo tale da mantenere la dignità di quella persona”.

Per quanto poi riguarda l’Italia, Petrini ricordando i passaggi sull’eutanasia presenti sia nel Codice deontologico Fnomceo che in quello delle professioni infermieristiche, ha ribadito come “la facoltà del medico di agire nel rispetto della clausola di coscienza e il diritto ad esprimere obiezione sono ineludibili”. E dal momento che l’obiezione di coscienza, dopo l’abolizione del servizio di leva obbligatorio, è stata ammessa sia dalla legge 194 sull’aborto, che dalla legge 413 sulla sperimentazione animale e dalla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, “sarebbe inaccettabile non prevedere l’obiezione di coscienza in un’eventuale normativa riguardante l’eutanasia”.

L’esperto dell’Iss ha inoltre evidenziato come  il diritto al rifiuto del trattamento sanitario sia già riconosciuto dalla legge sulle disposizioni anticipate di trattamento. Sottolineando che “rendere disponibili le cure palliative a chiunque ne abbia necessità è un imperativo”, ha ribadito come sia “dovere del medico unanimemente riconosciuto non applicare trattamenti non proporzionati”. In tal senso, “un trattamento non può essere considerato sproporzionato se non valutandolo all’interno della situazione specifica e, quindi, considerando il tipo di terapia, l’efficacia, la proporzione tra il mezzo e il fine perseguito, il grado di difficoltà nell’applicare la terapia, il rischio, la possibilità di applicazione, le condizioni generali della persona”, ha concluso Petrini.

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