3 Agosto 2019 Leggi di più →

ANCHE MEDICINA – “….i ragazzi del 2019 vivono la loro vita in un eterno presente e non riescono più a capire di chi sono figli, nipoti, quali sono i fatti e le ragioni che hanno portato al loro mondo, quello, appunto, in cui sono immersi. Si sentono individui, non più membri di una grande comunità….” (da La Repubblica del 3 agosto 2019)

A Roma Tre nasce un nuovo corso di storia “Ispirati dall’appello di Giardina e Camilleri”

Intervista al Rettore Luca Pietromarchi

Corrado Zunino

Il primo prodotto concreto dell’appello “La storia è un bene comune” — scritto dallo storico Andrea Giardina, la senatrice a vita Liliana Segre, lo scrittore Andrea Camilleri e reso pubblico con successo da Repubblica — è un corso universitario per gli studenti delle facoltà scientifiche. Si terrà nelle aule di Roma Tre, dal 1992 la terza, appunto, università della capitale, oggi 34 mila iscritti. Il corso partirà alla fine di febbraio 2020 e vedrà ventiquattro storici italiani tra i più prestigiosi tenere altrettante “lectio magistralis” in sedici appuntamenti, alcuni di due ore. La frequenza sarà obbligatoria. Alla fine del corso ci sarà l’esame, quindi una valutazione, che garantirà sei crediti. Per prepararlo ci si servirà di un manuale di storia moderna e contemporanea. L’idea del corso è del rettore di Roma Tre, Luca Pietromarchi, 60 anni, ordinario di Letteratura francese. La sua programmazione, e la scelta dei professori magistrali, sono stati affidati a quattro docenti dell’ateneo.

Rettore, perché un corso di Storia pensato per gli universitari scientifici, i cosiddetti Stem.

«Perché oggi abbiamo studenti decisamente specializzati, biologi, ingegneri, matematici, studiosi di Economia. Sono capaci nelle loro materie, ma al buio su una larga parte della conoscenza umanistica. In particolare, quella storica».

Una volta si diceva questo degli studenti americani.

«Il travaso di metodi di apprendimento c’è stato, ma credo che per questo fenomeno, chiaramente regressivo, siano altre due le spiegazioni: la cultura social , la sua velocità che non consente di far sedimentare praticamente nulla, e i buchi lasciati a ogni universitario dalla scuola italiana».

Partiamo da quest’ultima.

«Nelle ultime stagioni abbiamo scoperto che l’università doveva attrezzarsi per fare supplenza nelle materie umanistiche. I vuoti registrati nel corso degli esami, anno dopo anno, si sono allargati. Svarioni e nebbie su questioni basilari: Napoleone, il 1848, la Prima guerra mondiale. Di fronte a una domanda di collocazione storica, sempre più spesso abbiamo registrato silenzi, sguardi smarriti, poi balbettii. A seguire, sempre la stessa giustificazione: “Professore, a scuola non l’abbiamo fatto… Non ci siamo arrivati”».

Diceva che questo accade sempre più spesso anche in Italiano e in Geografia.

«Sì, vista da un ateneo la scuola italiana sembra attraversare un periodo difficile. Stiamo realizzando recuperi importanti anche per l’Inglese. Realizzeremo corsi triennali alla fine dei quali ogni studente dovrà certificare di aver raggiunto almeno il livello B2, “mi esprimo in Inglese con sicurezza”».

Perché questa generazione ha un rapporto così difficile con la Storia.

«I ragazzi del 2019 vivono la loro vita in un eterno presente e non riescono più a capire di chi sono figli, nipoti, quali sono i fatti e le ragioni che hanno portato al loro mondo, quello, appunto, in cui sono immersi. Si sentono individui, non più membri di una grande comunità. Il controllo cronologico dei fatti si sta sfarinando e, conseguentemente, slitta l’asse logico, la comprensione dei grandi nodi, i cambi d’epoca. I nostri studenti possono vedere un avvenimento, ma non ne comprendono la genesi. Ho pensato che questo fosse un disastro sul piano culturale e poi politico, civile. I ventenni italiani hanno il dovere di vivere la loro società con consapevolezza. Così, quando ho letto l’appello di Giardina, Segre e dello scomparso Camilleri, ho chiesto alla mia accademia di fare uno sforzo: restituiamo ai ragazzi gli strumenti della comprensione storica».

In particolare, agli universitari scientifici.

«È un brutto luogo comune quello che dice che a un informatico, per esempio, la Storia non serve. Un matematico che la conosce sarà un matematico migliore. Un economista non può fare a meno della Rivoluzione industriale, un biologo deve sapere di demografia. I grandi protagonisti del mondo futuro, coloro che lo modificheranno, non possono non avere memoria storica».

D’altro canto i grandi scienziati italiani del secondo Novecento erano, prima ancora, uomini di una cultura larga.

«Umberto Veronesi, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, certo.

Uomini e donne di grande memoria storica».

Come immagina sarà la risposta degli iscritti di Roma Tre al corso “Uno sguardo rivolto al futuro: comprendere la Storia”?

«Sarà un successo. Gli studenti italiani stanno perdendo alcune conoscenze, ma non hanno ancora perso il senso della loro importanza.

Hanno fame di sapere, anche di sapere storico».

Chi saranno i professori delle Lezioni magistrali.

«Aprirà il corso Andrea Giardina, coautore del Manifesto che ha fatto nascere tutto questo. Massimo Livi Bacci, professore di Demografia a Firenze, parlerà di migrazioni dall’Ottocento a oggi. E poi la democrazia, affidata a Nadia Urbinati. La Seconda guerra mondiale con Umberto Gentiloni.

Avvicinandoci ai nostri tempi Lucio Caracciolo, coautore con Adriano Roccucci del manuale che utilizzeremo, parlerà del nuovo vocabolario della geopolitica. Si chiude con “Il ritorno del sacro” di Giovanni Filoramo. Quell’immagine dei parigini inginocchiati a pregare mentre la Cattedrale di Notre Dame brucia è uno straordinario simbolo del bisogno di cielo nei periodi di crisi. Ogni lezione sarà tematica e farà capire che i problemi di oggi, l’ambiente, la criminalità, sono spiegabili attraverso la Storia.

Dobbiamo rompere l’isolamento dello studente, chiuso nel guscio del suo presente».

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Pubblicato in: News, Riflessioni
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