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8 giugno 2007 – Welby. Il gip chiede l’imputazione per il medico Mario Riccio

Il gip del tribunale di Roma Renato Laviola ha imposto al pm Gustavo De Marinis di formulare l’imputazione coatta nei confronti di Mario Riccio, l’anestesista che ha interrotto la ventilazione meccanica a Piergiorgio Welby, affetto da una gravissima forma di distrofia muscolare progressiva e deceduto la notte tra il 20 e il 21 dicembre scorso.

La Procura aveva invece rinnovato la richiesta di archiviazione per il medico, pur avendo proceduto alla sua iscrizione sul registro degli indagati per l’ipotesi di reato di ‘omicidio del consenziente’, dopo il provvedimento di rigetto del gip in merito alla prima richiesta di archiviazione del fascicolo.

A suo tempo, infatti, De Marinis e il procuratore capo Giovanni Ferrara, sollecitando l’archiviazione del procedimento nato originariamente come ‘atti relativi’, avevano sostenuto come, anche a seguito degli accertamenti compiuti in sede di consulenza collegiale medico-legale che avevano escluso qualsiasi rilievo causale della sedazione in relazione al decesso di Welby, non fosse ravvisabile alcuna ipotesi di reato nei fatti accaduti la sera del 20 dicembre 2006.

Adesso, dunque, il pm dovrà formulare il capo di imputazione nei confronti di Riccio e poi richiederne il rinvio a giudizio.

In sede di udienza preliminare, davanti ad un altro giudice, la Procura è intenzionata a ribadire la posizione espressa fino ad ora, ossia che da parte dell’anestesista non è stato commesso alcun reato.

“E’ una decisione che mi sorprende soprattutto in virtù della discussione che era avvenuta davanti al gip Laviola – commenta l’avvocato Giuseppe Rossodivita, legale di Riccio – ora ben venga il processo per l’accertamento dei fatti”.

“Eutanasia passiva”

Un caso di eutanasia ‘passiva’, estrinsecata nell’intervento attivo dell’anestesista.

Così il gip di Roma Renato Laviola definisce la morte di Piergiorgio Welby nel provvedimento di sette pagine con il quale ha deciso di respingere la richiesta di archiviazione del pm Gustavo De Marinis e di ordinare invece l’imputazione coatta per Mario Riccio, l’anestesista che aveva interrotto la ventilazione meccanica all’esponente dei Radicali.



Il giudice ricorda l’esistenza del diritto, costituzionalmente garantito, a rifiutare le cure per motivi etici e religiosi, ma nella vicenda in questione, ci fu l’intervento attivo di Riccio, che non era il medico curante di Welby e che venne appositamente a Roma per interrompere la ventilazione al malato, affetto da una gravissima forma di distrofia muscolare progressiva.

In questo caso, dunque, non si trattò di una mera omissione di cure e trattamenti: secondo il gip, esiste un diritto alla vita, seppure non codificato, che si fonda su varie fattispecie e norme, quali le sanzioni previste per l’omicidio del consenziente e l’istigazione al suicidio.

Riccio: sorpreso dalla decisione del Gip “Sono sorpreso della richiesta di imputazione coatta perché all’udienza del 28 maggio credevo di aver risposto in modo esaustivo al Gip.
Domande soprattutto sul tema del consenso”, ha detto Mario Riccio, affermando: “Sarà un’occasione per approfondire il dibattito sul rifiuto delle terapie, comunque sono sereno e fiducioso su gli ulteriori gradi di giudizio”.
Riccio è convinto che la situazione che si è creata intorno al caso Welby sia da ricondurre anche “all’arretratezza del dibattito culturale in Italia sui temi etici, basta vedere la legge sul testamento biologico”.
L’anestesista ha inoltre detto di non aver ancora letto le motivazioni ma da alcune indiscrezioni si è fatto l’idea che tra le motivazioni ci siano “concetti più inerenti all’etica che al campo giuridico: eutanasia passiva è un concetto di tipo bioetico, in un certo senso anche superato”.
“Ci sono condotte sanitarie non eticamente accettabili da tutti, ma non vuol dire che non si possano praticare, ad esempio l’interruzione di gravidanza”.

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