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...e poi hanno tentato anche di dare la colpa ai medici....
Da FIMMG Roma 20 luglio 2010
Memoria del Procuratore Generale della corte dei Conti/vaccino H1N1
La vicenda relativa ai possibili gravi rischi conseguenti alla temuta pandemia influenzale provocata dal virus A/H1N1 (la c.d. influenza suina) ha presentato caratteri del tutto peculiari e pertanto anche la sua analisi comporta valutazioni diverse dalle solite.
A pericolo ormai scongiurato, sarebbe infatti fin troppo facile trarre conclusioni semplicistiche e per certi versi scontate, sulla sostanziale inutilità delle costose misure poste in atto per affrontare un pericolo di fatto rivelatosi inesistente e, quindi, sarebbe fin troppo ingeneroso criticare le scelte effettuate sotto una comprensibile pressione psicologica.
Non possono essere, tuttavia, taciute o sottovalutate le molteplici perplessità che hanno animato la sua storia, anche quando i timori apparivano reali e concreti,seppure inseriti in un clima da subito apparso, ad una visione oggettivamente più disincantata, fin troppo allarmistico ed indirizzato.
L'acritica adesione a decisioni assunte in altri sedi (per quanto prestigiose ed importanti, ma pur sempre potenzialmente fallaci), la scelta di rispondere alla temuta emergenza con una vaccinazione di massa e non con altri possibili (e comunque altrettanto disponibili) rimedi terapeutici, la diversa composizione del prodotto scelto per l'operazione e la sua auspicata ma non verificata efficacia, le innegabili divergenze emerse nel mondo scientifico sulla validità generale di una simile scelta, la stipula di un contratto di approvvigionamento dalle caratteristiche inusuali e con un iter ampiamente derogatorio delle normali regole di settore, i ritardi di distribuzione dei vaccini (poi fortunatamente inutilizzati), il generale rifiuto a sottoporsi alla vaccinazione proprio da parte dei soggetti intuitivamente ritenuti più a rischio, la prevista impossibilità di vaccinazione da parte di altri che magari avrebbero invece voluto farlo, tanto per esemplificare, sono alcuni aspetti che impongono, da un lato, la necessità di trarre dall'esperienza comunque compiuta i necessari insegnamenti e, dall'altro, la doverosità, secondo le varie competenze istituzionali, di verificare, sia pure con le dovute accortezze proprie di un'analisi svolta a posteriore, la ragionevolezza e la funzionalità di quanto predisposto ed attuato.
In altri termini, rimane difficile non interrogarsi sui costi effettivamente sostenuti, sugli impegni presi, sulle esigenze di rendicontazione dei prodotti acquisiti, su quale destinazione sarà individuata per i prodotti inutilizzati, sui prevedibili problemi di stoccaggio e conservazione di un così gran numero di confezioni.
Il contratto di fornitura del vaccino ha previsto una spesa di euro 186,600 milioni per l'acquisto di complessivi 24 milioni di dosi del prodotto, destinate a soddisfare le esigenze di profilassi del 40 per cento della popolazione italiana.
Tenuto conto dei termini inconsueti nei quali si è sviluppata tutta la vicenda e gli oggettivi condizionamenti che hanno condotto, fra l'altro, la Sezione centrale del controllo di legittimità di questa Corte ad ammettere al visto il provvedimento di approvazione di un simile contratto, potrebbero comunque emergere profili di responsabilità amministrativa-contabile a carico di soggetti intervenuti nella vicenda, per gli aspetti che in sede di controllo non è stato possibile valutare.
In tal caso non dovrebbe costituire esimente l'avvenuta registrazione del contratto.
La fattispecie potrebbe peraltro costituire una deroga alle disposizioni che limitano l'esercizio dell'azione di responsabilità, in presenza di atti assoggettati con esito positivo al controllo, laddove venisse ravvisata un'ipotesi di abuso del diritto (uso strumentale di norme, solo formalmente legittimo), nei termini teorizzati di recente dalla Suprema Corte di cassazione.
IL TESTO INTEGRALE DELLA RELAZIONE DEL 16 GIUGNO 2010 DAL SITO DELLA CORTE DEI CONTI