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Infermiere di famiglia, il progetto avanza ma si rischia sovrapposizione con Mmg e scarsità di risorse (da DoctorNews33 del 4 dicembre 2018)

Sul territorio infermieri e medici potrebbero andare verso una collaborazione. Sono ora quattro le regioni che puntano a una legge per istituire l’infermiere di famiglia. In Lombardia l’ha presentata il Movimento 5 Stelle con il consigliere Gregorio Mammì, primo firmatario. La figura opererebbe in stretta sinergia con il medico di famiglia, assistendo i malati a domicilio. Si chiede anche l’istituzione di laboratori condotti da infermieri che effettuino medicazioni gratuite, terapie ed esami. Per Mammì, l’infermiere di famiglia, figura in linea con i dettami dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, «può fare la differenza nell’assistenza sanitaria, con medicazioni, trattamenti, esami o assistenza direttamente a casa del malato. L’efficacia dei trattamenti domiciliari, che contribuiscono enormemente ad alleviare l’esperienza della malattia, è ampiamente provata. Con questo progetto di legge vogliamo avvicinare la sanità lombarda ai malati e offrire servizi molto capillari sul territorio». «Oggi – continua Mammì- sembra diventato impossibile trovare qualcuno per un’iniezione o una medicazione complessa. L’infermiere di famiglia è una proposta che riporterà l’assistenza sanitaria ai territori e contribuirà anche a ridurre gli accessi al Pronto Soccorso, le degenze ospedaliere o le riammissioni con risparmi per le casse pubbliche». 

La proposta lombarda è in linea con sperimentazioni partite in Piemonte e in Liguria e con la delibera approvata in Toscana a giugno che apre ad attività di consulenza sugli stili di vita, interventi a casa specie su pazienti dimessi, identificazione nelle famiglie degli effetti dei fattori socio economici sulla salute, collegamento con i servizi sociali. «E’ utile una figura che ci affianchi in studio nella lotta alle cronicità, e, rinforzando l’assistenza domiciliare, si ponga come valida alternativa all’istituzionalizzazione di disabili, fragili e malati terminali nonché a Presidi sociosanitari territoriali e Presidi Ospedaliero Territoriali pensati in Lombardia come luoghi di ricovero a bassa intensità di cura, ma tutti da riempire di contenuti» dice Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società Italiana di medicina generale (al congresso SIMG è emerso il tema dei contenuti infermieristici nell’attività del Mmg). «Sì pure a laboratori infermieristici per evitare l’istituzionalizzazione di pazienti fragili in strutture. Sebbene il ruolo di care manager sia ancora da scrivere, alcuni contenuti assistenziali dell’attività oggi svolta dal medico di famiglia, e che non gli appartengono, possono essere affidati all’infermiere dello studio, liberando il medico per altre attività. Certo, ragioniamo in ottica di team, di potenziamento degli studi di Mmg, di attività da svolgere in stretto coordinamento».

Perplesso Ugo Tamborini, presidente Snami Milano: «L’infermiere a fianco del Mmg è previsto dall’accordo nazionale del 2005. A Milano, in 24 ore riesco ad attivarlo per l’assistenza domiciliare integrata, per curare ulcere da decubito ed altre medicazioni. La proposta M5S pare orientata a rendere più capillare l’infermiere sul territorio, per il quale oggi ogni regione versa 7 euro ad assistito al medico di famiglia che se ne doti. Si tratta di circa 10 mila euro annui in tutto a fronte di una retribuzione complessiva lorda annua di 30 mila euro, il resto li mettiamo noi medici. Eppure, in questa fase quand’anche chiedessimo quei 7 euro ci si risponderebbe picche, il tetto entro cui venivano concessi è stato sforato. La domanda è perciò: con quali risorse si immagina di finanziare l’operazione? E poi, quanti infermieri si prevedono? Se ne preventiva la reperibilità, indispensabile per il medico di famiglia? I laboratori infermieristici, da attivare ex novo, non rappresentano un costo ulteriore per la parte pubblica rispetto al potenziamento dei nostri studi? E l’attività sul territorio s’intende agganciata alla prescrizione del Mmg, come dovrebbe essere, o si immagina un’autonomia supplementare, un iter in cui il paziente viene e spontaneamente l’infermiere attiva cure? Se si vogliono riempire con contenuti di primo livello gli ambulatori distrettuali non sarebbe meglio farlo con medici di famiglia, sollevati così dal nodo dei costi che rischia di mandare deserti i bandi per le carenze?» Tamborini teme inutili ridondanze: «Se l’infermiere assunto dal medico di famiglia ha un limite è nella mancanza di fondi pubblici, non nell’assenza di leggi. Analogamente, se l’assistenza territoriale ha un limite, appare solo in parte legato ai pochi infermieri. Molta assistenza ai disabili (cui oggi si rimedia con l’istituzionalizzazione, onere sociale ed emotivo per le famiglie) dipende da un buon collegamento con assistenti sociali e operatori socio sanitari che, questo sì, purtroppo manca per via dello scollamento tra ambiti sociale e sanitario».

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Pubblicato in: News
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