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Il ministro: “In sanita’ solo 600 domande ‘Quota 100′. E su specializzazioni serve unico contratto di formazione-lavoro” (da Newsletter Ordine Medici Roma del 2 aprile 2019)

Roma, 2 apr. – “Su ‘Quota 100′ mi sento di rassicurare in quanto il numero e’ abbastanza contenuto: sono finora 600 le domande pervenute”. Lo ha detto il ministro della Salute, Giulia Grillo, intervenendo alla trasmissione televisiva ‘Coffee Break’ su La7. “Vi e’ una incompatibilita’ alla libera professione- ha spiegato il ministro- che blocca molto l’uscita dei medici che in realta’ vogliono continuare a svolgere la loro professione”.

In merito alla ‘desertificazione’ della sanita’ pubblica, cioe’ al prossimo pensionamento di molti medici e paramedici, Grillo ha commentato: “Mi sono laureata nel 1999 e gia’ c’era carenza di medici specialisti in anestesia e rianimazione. Il fatto e’ che il tema degli specialisti non e’ stato mai affrontato in questi anni: si e’ parlato di tutto, soprattutto di vaccini, come se fosse l’unico problema. Ma invece e’ importante avere anche anestesisti in ospedale, cosi’ come chirurghi o cardiochirurghi, altrimenti gli interventi in sala operatoria non si possono fare. Di questo non si e’ occupato nessuno, mentre bisognava programmare tempo fa una riforma della formazione per aumentare il numero di specialisti dove serve”.

Per quest’anno, intanto, il ministro ha ricordato che “rispetto al triennio precedente abbiamo gia’ aumentato di 900 borse di studio sulla specialistica e di 1000 sulla medicina generale, che non risolve tutto il problema ma certamente rappresenta un miglioramento rispetto al passato. Abbiamo finalmente per la prima volta portato a casa una norma che sblocca le assunzioni, facendo aumentare il tetto del 5% ogni anno, e dando la possibilita’ alle Regioni di reinternalizzare i contratti precari, quindi stabilizzeremo tutti i precari della sanita’. Infine abbiamo messo in atto una riforma del numero chiuso per la facolta’ di medicina, che poi e’ quella che ci ha portato ad avere l’eta’ media piu’ avanzata tra tutti i medici in Europa”.

Il ministro Grillo ha poi aggiunto: “Abbiamo anche una grande carenza di infermieri, siamo al di sotto della media europea, figure molto richieste all’estero perche’ molto qualificate. Lo sblocco delle assunzioni come lo abbiamo concepito, quindi, portera’ alla possibilita’ di aumentare anche le assunzioni degli infermieri e degli operatori sociosanitari. La mia grande ambizione, infine, e’ anche quella di portare nella legge di Bilancio ulteriori risorse, oltre a quelle che ho gia’ assicurato”.

SPECIALIZZAZIONI, SERVE UNICO CONTRATTO DI FORMAZIONE-LAVORO – “Riguardo alla formazione dei medici specialisti, pur essendo la competenza prioritariamente dei colleghi del MIUR, credo che sia finalmente ora di aggiornare il Contratto di formazione specialistica, elevandolo a vero e proprio contratto di formazione-lavoro”. È quanto afferma il ministro su facebook sulla riforma delle specializzazioni mediche su cui la scorsa settimana e’ partito un tavolo di confronto con Miur e Regioni. E Grillo nel suo intervento sgombra il campo dagli equivoci e boccia l’ipotesi del doppio binario.

“Penso – evidenzia Grillo – che sia utile ragionare su un unico canale formativo, garante di omogeneita’ ma anche dinamismo e flessibilita’ per tutti i nostri giovani professionisti, guidati e supervisionati nel percorso dall’ Universita’, inseriti in reti formative ampliate con un piu’ ampio e maggiore coinvolgimento delle strutture SSN”.

“Il medico in formazione – prosegue – pur non potendosi considerare sostitutivo del personale strutturato, e’ pur sempre un professionista e non un semplice studente. Ritengo opportuno che via via che le competenze, necessariamente da certificare, siano apprese, queste possano consentire a questi professionisti di contribuire in un contesto regolato, legale e trasparente, all’erogazione delle prestazioni nel nostro servizio sanitario. In tanti Paesi europei e’ gia’ cosi’: per quale motivo i giovani medici italiani dovrebbero essere considerati eterni studenti? sono forse da meno? Tanti giovani su cui abbiamo investito sono oggi costretti a fuggire in quei Paesi per via dell’imbuto formativo e proprio li’ iniziano a lavorare e formarsi, giustamente valorizzati e retribuiti, come i loro colleghi stranieri”.

“Non prendiamoci in giro – sottolinea – sappiamo tutti che negli ospedali universitari gli specializzandi gia’ giocano un ruolo cruciale nel sostegno del sistema e nel suo funzionamento, ma perche’ non estendere questo effetto positivo anche alle altre strutture e con le tutele necessarie? Gia’ oggi le Regioni finanziano una quota di borse e giustamente auspicano un ritorno dell’investimento erogato, molte chiedono anche di poter assumere medici non specialisti da formare”.

“Per azzerare l’imbuto formativo – conclude il ministro – e affrontare efficacemente l’ereditata carenza di medici specialisti, tutti gli attori devono far squadra: Stato e Regioni possono concorrere a ripensare in un nuovo contratto il ruolo del medico specializzando, garantendo sia la formazione che un importante potenziamento di cui oggi i nostri servizi sanitari hanno bisogno”.

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Pubblicato in: News
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