A che serve l’Ordine?

Antonio Panti – Presidente Ordine dei Medici di Firenze
Da Toscana Medica – novembre 2001

L’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri è un’antica istituzione (la legge istitutiva è del 1910) che mostra gli anni che ha, risente delle difficoltà della professione medica e non riesce a trovare una ragion d’essere che vada oltre l’autorevolezza dei suoi componenti.
I medici, frastornati tra tante rappresentatività contrattuali, professionali, scientifiche, pensionistiche, sono confusi e chiedono, non senza ragione, perché essere obbligatoriamente iscritti all’Ordine, senza di che non si può esercitare, e, nello stesso tempo, aderire a sindacati, associazioni professionali, società scientifiche.
In verità, l’Ordine promulga il Codice Deontologico che oggi, in carenza di legislazione, ha assunto quasi un valore generale e viene spesso richiamato dai magistrati.
In effetti, l’Ordine è chiamato a esercitare il potere disciplinare verso chi viola le regole deontologiche; l’Ordine tiene l’albo degli iscritti e riesce a lottare (quante segnalazioni ai NAS) contro l’abusivismo.

Infine, svolge molti altri compiti (consulenza pensionistica, interposizione nelle controversie tra colleghi, attività culturale (convegni e dibattiti), pubblicazione di riviste, ma non sempre è percepito dai medici nella sua utilità.
Per questo occorre porsi una domanda: l’Ordine difende i medici o la professione ?
E che vuol dire ciò ?
I medici sono rappresentati e difesi da molteplici e ben organizzate associazioni professionali.
L’Ordine, Ente di Stato cui l’iscrizione è obbligatoria, non può svolgere attività di difesa categoriale dal momento che è deputato a sanzionare i medici che hanno leso il decoro e la dignità della professione.
L’associazionismo è libero nel nostro paese e i medici hanno le stesse difese di tutti i cittadini e, se queste non sono sufficienti, possono migliorarle ma non possono pensare all’Ordine come a una sorta di sindacato con iscrizione obbligatoria; succedeva nei regimi totalitari, ma non può accadere in democrazia.

Allora perché l’Ordine?
Se ci pensiamo bene, ci accorgiamo che i veri problemi sono collettivi e riguardano tutta la professione.
I medici a quante magistrature debbono rispondere ?
Non sarebbe meglio, al di fuori dei reati penali, subire il solo giudizio ordinistico e non anche quello aziendale, e che vi fosse una camera arbitrale invece che le lunghe e defatiganti cause per malpractice ?
E se i medici debbono abituarsi a operare sulla base di procedure aziendali, ove prevalgono spesso valutazioni economiche, non sarebbe meglio che la correzione degli errori e l’analisi delle decisioni fosse autonoma, come nei paesi anglosassoni ?
E perché essere accreditati dalla ASL e non pensare alla valutazione dell’aggiornamento come ad una espressione dell’autogoverno della categoria ?
Perché affidare la formazione ai datori di lavoro ?
Che libertà è questa ?
E le linee guida debbono essere promosse d’imperio o manifestare l’autonomia della professione ?
Non è opportuno coordinare le società scientifiche per avere risposte collegiali dalla comunità medica ?
E non vi è bisogno di informazione indipendente sui farmaci ?
E chi può esserne garante?
C’è una grande necessità di autogoverno della professione. Il Medico non può servire due padroni, le ASL e il malato, ma deve saper imporre un autentico governo clinico alla sanità.
Questo è il compito dell’Ordine del futuro e stiamo cercando di sperimentarlo: altrimenti l’Ordine può essere abolito e dovremmo assistere passivi al trasformarsi della medicina da professione intellettuale a mera esecuzione di mansioni imposte dalle aziende e dai clienti.

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