|
|
Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Latina
Ente di Diritto Pubblico non economico, Organo ausiliario dello Stato |
||||
![]() |
|
Noi aderiamo ai principi HONcode. verifica qui. |
![]() |
||
| Telefono: 0773.693665 - Fax: 0773.489131 - info@ordinemedicilatina.it Apertura: Lun.-Ven. 9.00-13.30 - Lun. e Giov. 16.00-17.30 DOVE SIAMO |
|
Legge 2 del 28/01/2009 art.16 comma 7 Richiesta credenziali di accesso riservate alle Pubbliche Amministrazioni TUTTO SULLA PEC Aggiornamento continuo sulla normativa Convenzione Ordine Medici Latina - Aruba per l'attivazione della PEC (Guida a partire dal 1 marzo 2010) |
![]() |
OPERAZIONE TRASPARENZA
STATISTICHE ATTIVITA' DELL'ORDINE |
![]() |
ALBO DINAMICO ONLINE ®
Cerca Medico / Dentista in provincia di Latina e in Italia
Albo Medici Chirurghi 2602 (M 1659 F 943)
Albo Odontoiatri 403 (M 318 F 85) Totale iscritti 3005 (201 iscritti ai due Albi) Totale persone 2804 ( M 1793 F 1011) aggiornato al 09/02/2012 |
Non solo giovani, donne e meridionali: hanno un lavoro a tempo determinato anche 500 mila ultraquarantenni. E I MEDICI ? PARTE L'INCHIESTA DELL'ORDINE DI LATINA SULLA SITUAZIONE DEGLI ISCRITTI NEL PERIODO 1994 - 2006
Dai dati Istat riferiti al 2006 risulta che i dipendenti che fanno i conti con uno stipendio che oggi c'è e domani chissà sono - in Italia - 2 milioni 163 mila, il 13 per cento del totale degli occupati. La quota è più o meno in linea con quella degli altri paesi europei (Francia e Germania sono sullo stesso gradino, la Spagna svetta invece al 34 per cento): l'accesso a tappe al mondo del lavoro è, di fatti, un fenomeno universalmente condiviso.
Il guaio è che diventa sempre più difficile passare da un lavoro instabile ad uno stabile e che la condizione di lavoratore a tempo finisce per incidere sulla curva demografica e su quella dei consumi: non tutti scelgono di essere "bamboccioni". Dai dati Istat risulta infatti che l'88 per cento dei lavoratori che ha un contratto a termine afferma che la temporaneità non è una scelta volontaria, ma legata all'offerta di lavoro. Negli altri paesi europei la quota media di chi passerebbe al posto fisso scende al 55 per cento.
Anche se il fenomeno risulta in crescita su tutto il territorio, il Sud sta peggio di tutti. Lì la percentuale di precari sul totale occupati sale al 14,7 per cento, e aumenta oltre il 20 se si guarda solo alla popolazione femminile. Le donne, difatti, stanno peggio degli uomini, perché a lavorare a tempo determinato non sono solo le ragazze alle prime esperienze. "Tra i 30 e i 39 anni - precisa il rapporto Istat - l'incidenza delle lavoratrici in tale situazione risulta essere quasi il doppio di quella maschile". Anche qui la tendenza è fare di necessità virtù: considerata l'assenza di servizi sociali inadeguati le donne - secondo uno studio della Fondazione Bellisario - sono molto più disponibili al lavoro flessibile rispetto agli uomini. Che si tratti di part time reversibile (chiesto principalmente dalla giovani donne del Sud), di turni flessibili (privilegiati dalle donne adulte del Nord Ovest) o della diversa ripartizione dell'orario (soluzione particolarmente favorita dalle donne del Centro).
Il livello d'istruzione incide sì, ma in parte: quasi un milione di precari ha conseguito solo l'obbligo scolastico, ma altrettanti sono quelli dotati di diploma e a contratto temporaneo sono anche il 18 per cento dei dipendenti con un titolo post laurea.
Quanto alla durata, quella media del contratto flessibile, in Italia, è di 12,8 mesi, ma il 37 per cento dei lavoratori temporanei firma accordi che garantiscono solo sei mesi di lavoro e solo il 19,6 per cento dei precari può contare su una occupazione garantita per due anni. Un futuro troppo corto per fare progetti.
di LUISA GRION - La Repubblica - 20 ottobre 2007