Il bastone di Esculapio, simbolo della professione

Il bastone di Esculapio, simbolo della professione

L'emblema del Medico

Sin dall'epoca di Asclepio la classe medica ha adoperato, come emblema un bastone circondato da un serpente, al quale viene dato il nome di Verga di Esculapio, dal nome latino del dio.
Gli studiosi moderni, tuttavia, dubitano che il simbolo abbia avuto origine in Grecia e ritengono che derivi dalla cattività degli Ebrei in Egitto. Le popolazioni che vivevano là soffrivano di un parassita noto come Dracunculus medinensis (si tratta di vermi che si sviluppano al di sotto della cute; quando si affacciano alla superficie cutanea possono dar luogo a vesciche e piaghe infette).
Col tempo tuttavia si trovò un sistema per liberarsi dei vermi, che potevano svilupparsi sino a mezzo metro di lunghezza: il metodo consisteva nel farli arrotolare lungo un bastoncino e questo potrebbe spiegare il fatto che gli Ebrei considerassero il serpente un segno di vittoria. In realtà è possibile persino che il serpente di bronzo che Dio ordinò a Mosè di fabbricare (Numeri, 21) sia stato proprio un Dracunculus!

(da Storia Illustrata della Chirurgia - Knut Haeger - Il Pensiero Scientifco Editore, 1989)

 

L'Isola della Salute

A Roma il I° gennaio si festeggiava la fondazione di due templi sull'Isola Tiberina. Uno era dedicato all' antico dio Vediovis, l' altro al greco Asklepion, romanizzato in Aesculapius. Il culto di Esculapio/Asclepio era stato introdotto a Roma nel 291 a.C.. In quell'anno la città era flagellata da una terribile pestilenza e i decemviri, dopo aver consultato i Libri Sibillini, decretarono che l' introduzione del culto di Esculapio di Epitauro '- divinità medica - avrebbe fatto cessare l' epidemia. Ai pontefici toccò il compito di decidere dove e quando insediare il culto del dio Greco. poiche non fu possibile ricevere da Epidauro il simulacro della divinità gli ambasciatori tornarono in patria con l' effigie di un serpente sacro attributo di Esculapio. Secondo la Tradizione romana, la divinità straniera doveva esser associata a un culto preesistente; fu per questo motivo che si stabilì di costruire il tempio di Esculapio sull'isola Tiberina dove già sorgeva quello di Vediovis, e di festeggiare il nuovo dio nel medesimo giorno. In età tardoantica, con la cristianizzazione dell'impero, il tempio decadde e rovinò. Tuttavia, in molti continuavano a frequentarlo per chiedere al dio taumaturgo grazie e guarigioni. Vi praticavano l'antico rito dell'incubatio, già caro a Esculapio: era una sorta di pratica divinatoria durante la quale i fedeli dormivano all'interno o sulla soglia del tempio e, attraverso i sogni che la divinità inviava loro, ottenevano rivelazioni e consigli per guadagnare la guarigione. In seguito molte leggende medievali, soprattutto Vite di santi, presero a rammentare il decaduto tempio di L'Isola Tiberina in un'antica carta di Roma, di Stefano Pérac. Al centro, il Tempio di Esculapio a forma di battello. Roma, Biblioteca Casanatense Esculapio. La Passio del protovescovo e martire di Ascoli Piceno, Emidio, afferma che il giovane, prima di giungere nella città marchigiana, fece sosta a Roma e provocò con un terremoto il crollo del tempio dell'Isola Tiberina. Pur essendo riferita al 303, la Vita del santo fu redatta nell'XI secolo in ambienti monastici o vescovili marchigiani con il proposito di retrodatare l' antichità della chiesa locale; essa si basa su elementi del tutto fantastici. Secondo un'altra leggenda le ossa dei santi Sabino ed Essuperanzio, martiri sotto Massimiano, sarebbero state rinvenute in fondo al pozzo di Esculapio. Effettivamente nel tempio v'era - e v'è tutt'oggi - un pozzo sacro al dio, le cui acque erano considerate taumaturgiche; a parte la sua scarsa attendibilità storica, il racconto ha dunque il chiaro significato di rimuovere l'antica dedicazione pagana per sostituirla con una cristiana. Un profondo mutamento nella storia culturale dell'Isola Tiberina si ebbe invece a cavallo tra i secoli X e XI quando l'imperatore Ottone III volle trasferire dalla cattedrale di Gniezno a Roma le reliquie di Adalberto di Praga - missionario e martire degli slavi pagani in una regione dell'attuale Polonia. Ordinò, quindi, che fosse costruita sulle rovine del tempio di Esculapio una chiesa in onore di San Bartolomeo. Perche la dedicazione a questo santo? Probabilmente in virtù della fama di grande taumaturgo di cui l'apostolo godeva, al pari dell'antico dio greco. In particolare, lo si invocava per favorire la guarigione delle convulsioni, dalle possessioni demoniache e dai disturbi del comportamento della personalità. La tradizione si può far risalire alla Passio di Bartolomeo, nella quale prima del martirio egli guarisce una principessa armena che soffriva appunto di turbe psichiche o forse di epilessia. L'antico pozzo sacro a Esculapio non venne distrutto. ma fu inglobato nel nuovo edificio: pur adornato di un puteale su cui erano stati effigiati i simboli - nelle figure del Cristo, di San Bartolomeo, di Sant'Alberto di Praga e dello stesso Ottone III - dell'avvenuta sacralizzazione cristiana, esso sembrava poter garantire in qualche modo una continuità con il passato e con l'antica ritualità taumaturgica che la nuova fondazione veniva a ereditare. Inoltre fu lasciato un piccolo bassorilievo del serpente di Esculapio che ancor oggi possiamo vedere sulla "prua" dell'isola. Da Veliopis a Esculapio sino a San Bartolomeo: ossia dal mondo romano arcaico alla koinè greco-romana sino all'avvento del cristianesimo. In fondo la tradizione medica dell'Isola Tiberina è rimasta - sia pure attraversando vicende e contesti storico-sacrali assai diversi gli uni dagli altri; e magari subendo anche un abbandono delle pratiche di culto che oggi è impossibile tanto affermare quanto negare - intatta per oltre un millennio; o forse per un tempo ancora superiore se consideriamo il fatto chè l'isola è oggi in larga parte occupata dalle strutture dell'Ospedale Fatebenefratelli.

Marina Montesano
da "Medioevo" n.1, gennaio 1998

 

Potere di vita e di morte

Presumibilmente l'associazione tra Esculapio e Vediovis dipendeva dal fatto che quest'ultimo veniva rappresentato con un fascio di frecce; al pari di Apollo, con il quale alla fine del secolo giunse a sovrapporsi, l'attributo delle frecce indicava il potere del dio di seminare l'epidemia. Ricordiamo i versi dell'Iliade, in cui Apollo, adirato con i Greci, scende dalle cime dell'Olimpo e li colpisce con i dardi della malattia, seminando ovunque la morte: Da sinistra, Apollo, il centauro Chirone ed Esculapio, in un affresco di Pompei conservato a Napoli, nel Museo Archeologico Nazionale "Ma chi fra gli dei li fece lottare in contesa ? Il figlio di Zeus e Latona; egli, irato col re, mala peste fe' nascere nel campo, la gente moriva, perche Crise l' Atride trattò malamente il sacerdote e Febo l' Apollo l'udì, e scese giù dalle cime dell'Olimpo, irato in cuore, l'arco avendo a spalla, e la faretra chiusa sopra e sotto: le frecce sonavano sulle spalle dell'irato al suo muoversi; egli scendeva come la notte. Si spostò dunque lontano dalle navi, lanciò una freccia, e fu famoso il ronzio dell'arco d'argento. I muli colpiva in principio e i cani veloci, ma poi mirando sugli uomini la freccia acuta lanciava; e di continuo le pire dei morti ardevano, fitte" (Omero, Iliade, 1,1-52). Cosicché, l'accostare a Vediovis una divinità medica come Esculapio assumeva probabilmente il significato di una contrapposizione tra opposti poteri. Ma la funzione salvifica di Esculapio aveva forse una valenza più ampia: il 1° gennaio, infatti, costituiva la data di passaggio più importante del calendario e l'azione della divinità greca avrebbe così assunto anche un carattere bene augurante per la successione dell'anno e il rinvigorimento del sole.

da "Medioevo" n. 1 gennaio 1998

Pubblicità Sanitaria

Divieto per gli esercenti le professioni sanitarie di riportare grafici e simili sulle targhe e nelle inserzioni concernenti l'attività professionale, ad eccezione di quello rappresentativo della professione.

Il Presidente dell'Ordine rammenta ai Colleghi che il Decreto 16 settembre 1994, n. 657, che ha disciplinato le caratteristiche estetiche delle targhe delle inserzioni per la pubblicità sanitaria, all'art. 2, comma 2, lettera d) tassativamente recita "Le targhe... non devono contenere alcun grafico, disegno, figura o simbolo, ad eccezione di quello rappresentativo della professione". Analoga disposizione e prevista dall' art. 4, comma 1, lettera d) per le inserzioni sugli elenchi telefonici. Il simbolo rappresentativo della professione di Medico Chirurgo e dell'Odontoiatra, approvato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, è quello riprodotto in questa pagina. L'inosservanza della norma costituisce comportamento perseguibile e comporta l'applicazione delle sanzioni previste nei confronti dei sanitari responsabili.